l’antisemita Il rasoio di Occam
Materialismo e prassi emancipatrice in Alfred SchmidtContro il di regime
La del. In ricordo di Gustavo Bueno (1924 2016)
In un tempo in cui l’Europa riscopre l’inquietante presenza di movimenti di destra, xenofobi, intolleranti e violenti, Il veleno del commediante. Arte, utopia e antisemitismo in Richard Wagner (ombre corte), scritto da Leonardo V. Distaso e Ruggero Taradel, offre uno strumento prezioso per comprendere quale nesso vi sia stato tra alcuni tratti dell’ideologia di Wagner e della sua po e l’oscuro baratro dentro cui è caduta l’Europa alcuni decenni dopo. Rileggere l’opera wagneriana a partire dallo Judenhass che percorre buona parte della produzione saggistica del grande compositore può contribuire a ricostruire il quadro storico ideologico all’interno del quale si è innestato e si è diffuso moncler bambino outlet il virus dell’antisemitismo e dell’intolleranza, che oggi sembra drammaticamente ricomparire.
Poco più di dieci anni addietro, Enrico Fubini, in un volume dedicato al pensiero musicale romantico, ha rilevato come fosse necessario andare oltre una serie di “etichette” che, nel corso del XIX secolo, sono state assegnate ad alcuni compositori. Ciò non significa necessariamente adottare un approccio dissacratorio o apologetico, respingendo e accettando alcuni stereotipi, quanto invece risalire alla loro genesi, analizzando il senso di certi giudizi per evitare moncler outlet online uomo che diventino dei “pre giudizi”. Un’operazione di chiarificazione, quella di Fubini, nel cui contesto rientra anche Richard Wagner e la sua etichetta di “rivoluzionario”. Tale carattere, per il Wagner antecedente al 1850, anno di stesura de Il giudaismo nella musica[i], va inteso nel senso della “rigenerazione”, della rinascita, della purificazione. Si tratterebbe di una rigenerazione dell’umanità dapprima e del popolo tedesco poi [] né né, ma [ii] e di un processo che, nel quadro generale della controversa ideologia wagneriana, non è disgiunto da una certa tendenza antisemitica, antiliberale, antidemocratica e razzistica.
La posizione espressa da Fubini non è certamente isolata e, anzi, ha trovato tra fine Ottocento e per tutto il Novecento diversi sostenitori. A questo proposito, prima di affrontare il contenuto del libro di Distaso e Taradel, può essere utile moncler saldi outlet riprendere alcune tesi esposte da Theodor W. Adorno su Wagner, al quale il filosofo ha dedicato due saggi: Versuch ber Wagner[iii] del 1937 38 e Wagners Aktualitt[iv] del 1965.
Nell’ambito moncler saldi della letteratura critica più radicale, il saggio di Adorno su Wagner, scritto tra il 1937 e il 1938, ma pubblicato nel 1952, spicca indubbiamente per il suo spessore, ma anche per il suo carattere outlet moncler fortemente polemico. Il punto di partenza del lavoro di Adorno, che pone moncler outlet trebaseleghe programmaticamente il problema della mediazione fra gli aspetti sociali e quelli specificatamente compositivi ed estetici, è più propriamente sociologico e ruota attorno al tanto discusso antisemitismo di Wagner, radicato in una posizione contraddittoria rispetto agli ideali borghesi, frutto di una complessione fatta d’invidia, sentimentalismo e istinto distruttivo[v]. Richiamandosi all’insospettabile biografo Karl Friedrich Glasenapp, Adorno rileva come Wagner avesse sviluppato una certa perizia nel riconoscere i punti deboli dell’interlocutore e, pur non lasciando sospettare l’intenzione di offenderlo, finiva poi per farlo. L’antisemitismo e un certo atteggiamento distruttivo di Wagner emergono chiaramente nell’incontro tra il compositore e il direttore d’orchestra Hermann Levi. il 18 giugno 1881 e Levi, che avrebbe dovuto dirigere il Parsifal, è invitato a colazione da Wagner a villa Wahnfried. Appena giunto, moncler outlet Levi riceve dalle mani di Wagner una lettera anonima, giunta al compositore da Monaco, nella quale lo si scongiura di non far dirigere il Parsifal a un ebreo. Levi, scosso e turbato, chiede a Wagner perché, una volta ricevuta e letta, non avesse distrutto la lettera. Wagner risponde: Voglio dirglielo. Se non avessi mostrato la lettera a nessuno, se l’avessi distrutta, forse qualcosa del suo contenuto sarebbe rimasto in me; così invece posso assicurarle che non me ne resterà il più pallido ricordo[vi]. Levi, inutile dirlo, si allontana senza congedarsi e chiede ripetutamente a Wagner di farsi esonerare dalla direzione del Parsifal. Ad ogni richiesta di Levi seguirà una risposta quasi implorante[vii]. Adorno rileva come una sadica propensione a umiliare, un sentimentale carattere conciliante e, soprattutto, l’intenzione di legarsi affettivamente alla persona maltrattata siano elementi che vanno di pari passo nella casistica comportamentale wagneriana. Ad ogni parola conciliativa si unisce una nuova pungente spina. [] Quando Wagner fa la vittima, domanda pietà, e passa dalla parte dei dominatori, è allora parimenti disposto ad insultare le altre vittime. Questo giocare a gatto e topo con Levi ha il suo equivalente nell’opera: Wotan scommette sulla testa di Mime senza suo assenso e anzi contro sua volontà: il nano è preda del dio, come l’invitato lo era dell’ospite a villa Wahnfried[viii].
L’accesa avversione adorniana verso la figura di Wagner inizia a focalizzarsi sul suo antisemitismo, per finire poi con il piumini moncler uomo colpire la persona stessa, individuando corrispondenze piuttosto ardite tra alcuni personaggi wagneriani e il loro creatore. Adorno giunge, ad esempio, a identificare la meschina figura di Mime (personaggio del Siegfried) con Wagner, il quale, attraverso la creazione di quel personaggio, con spavento avrebbe preso co di se stesso. L’atteggiamento fortemente idiosincratico di Adorno nei confronti della persona Wagner è, probabilmente, condizionato dal momento storico e su certe conclusioni troppo parziali che da esso discendono ritornerà lo stesso Adorno. Il filosofo di Francoforte, circa trent’anni dopo, con Attualità di Wagner dichiara moncler outlet online shop di non voler prendere le distanze dal suo Versuch né di rinnegarne l’impianto generale e precisa che, più che la sua posizione, è la situazione complessiva nei confronti di Wagner che è cambiata, che si è evoluta. La nuova situazione che è andata creandosi ha prodotto principalmente una maggiore nei suoi riguardi e la dissoluzione di quel legame affettivo che, in particolare in Germania, aveva contrassegnato la della ricezione e dell’interpretazione della musica wagneriana. Questo significa, comunque, che l’aspetto politico, fortemente sottolineato nel saggio del ’37, non può essere omesso, soprattutto dopo le aberrazioni nazionalsocialiste, ma, al contempo, non può essere neppure sopravvalutato. Allo stesso modo, le considerazioni e le critiche mosse contro la persona di Wagner, dichiara ora Adorno, hanno qualcosa di indescrivibilmente subalterno. L’attualità di Wagner non si gioca su questi piani, sebbene, così come la sua musica, anche la reazione a essa ha un carattere bifronte, oscilla fra attrazione e repulsione, tra progresso e regresso. Questo pone il problema del modo in cui conciliare la necessità di un rifiuto con la possibilità di eseguire la musica wagneriana, che è come dire la dimensione ideologica con quella strettamente musicale. Infatti, il gesto demagogico, persuasivamente retorico, collettivamente narcisistico, affonda le proprie radici fin nell’intima struttura della sua musica; gli elementi sospetti sono perfettamente amalgamati agli elementi di carattere opposto[ix].
moncleroutlet-i Oltre a questi aspetti, si aggiunge il fatto che Wagner è rifiutato, ieri e oggi, da coloro che non riescono a capirlo musicalmente, compreso. Essere antiwagneriano, in Germania, è significato essere contro l’arte piumini moncler scontatissimi moderna e i suoi eccessi. Le opere più importanti di Wagner non hanno comunque mai smesso di essere messe in scena, sebbene senza essere realmente recepite, peccato che le opere meno recepite siano proprio le più moderne, le più audaci e le più lontane dalle convenzioni. Adorno precisa che la loro non è semplicemente legata a un maggiore utilizzo dei cromatismi, delle dissonanze, delle enarmonie, quindi non è da ricondurre al solo piano tecnico e dei piumini moncler saldi mezzi. Anche sul piano qualitativo la musica wagneriana si dimostra decisamente moderna.
Con questo saggio, Adorno sembra, per un verso, discostarsi da quanto espresso nel Versuch, nelle cui pagine aveva sostenuto che la struttura organizzazionale e formale delle opere di Wagner è imposta dall’esterno, per altro verso, mette in rilievo, in modo più sereno e obiettivo, il fatto che Wagner sia stato il primo a trarre le conseguenze dalla contraddizione tra le forme e il linguaggio piumini moncler della tradizione e i compiti artistici nella loro concretezza. Perciò, Wagner si pone lungo un’ideale linea di continuità rispetto a Beethoven, il primo ad annunciare clamorosamente tale contraddizione. Con un’espressione fulminea e illuminante, com’era nel suo stile, Adorno scrive che in Wagner la forma ha radici aeree[x]. Ciononostante le radici ci sono e, pur essendo priva di uno schema astratto, la musica wagneriana, a differenza di quanto sostenuto nel Versuch, risulta massimamente organizzata, articolata, pensata in senso tettonico[xi].
moncler outlet online shop In Wagner, inoltre, la progressione prende la forma del Leitmotive che, a differenza di quanto sostenuto nel Versuch, ora viene interpretato da Adorno come un elemento tutt’altro che stabilizzante. Il principio di progressione, che nasconde variazioni elaborate con grande sottigliezza, non costituisce un punto d’appoggio, ma un elemento destabilizzante. Il risultato moncler uomo è una scrittura e una musica libere, ma dense. A questo risultato contribuisce anche il lavoro sul timbro e sulla strumentazione, già messo in luce nel saggio degli anni Trenta. Nella sua musica, i timbri divengono elementi architettonici, frutto di un profondo processo di differenziazione, il cui esito mediante scomposizione in minimi elementi viene controbilanciato dalla ricomposizione costruttiva dei valori minimi in modo che ne scaturisca una sorta di timbrica integrale[xii]. Wagner tende così a creare campiture, superfici sonore senza soluzione di continuità, giungendo a unità a partire dalla frammentazione. Anche in questo caso, la sua musica risulta anticipatrice di quanto avverrà più avanti, quando si realizzerà la fusione di suoni differenziati in campi, moncler bambino saldi vale a dire la superficie sonora integrale.
Il senso di disorientamento e destabilizzazione, come si è detto, risulta dall’organizzazione per campi e dalla necessità di essere sempre dinamica, in continuo movimento. Ma essa, però, finisce con il fissarsi nella staticità, poiché alla sua dinamica assoluta manca l’opposto: senza un momento di solidità non si dà dinamica, [] dove tutto scorre nulla accade. Il carattere bifronte della musica di Wagner si manifesta anche nel fatto che, in essa, l’incessante mutare sfocia nell’immutabile, il che è già implicito nel suo materiale. Il cromatismo, fonte primaria dell’incessante transizione e del dinamismo, è di per sé indistinto e privo di qualità. Sotto questo profilo una musica cromatica parteggia sempre per l’identità. Da un punto di vista di della, si potrebbe dire, secondo Adorno, che il procedimento compositivo di Wagner ha profetizzato la transizione da una società compiutamente dinamica a una società di nuovo rigida, ma del tutto reificata.
Cionondimeno, si può tentare di individuare una formula che possa esprimere il contenuto di della musica di Wagner. E allora si potrebbe parlare di una musica oscura a dispetto di qualsiasi colore, che fa riferimento alla sventura del mondo dandone rappresentazione. [] Lo spirito del mondo si comporta veramente come il dispiegamento di una negatività totale messo in opera da Wagner. E ancora oggi non vi è nulla di più serio: perciò la sua serietà sopravvive[xiii].
Sembra che il filosofo ebreo tedesco Adorno, il quale aveva perfetta consapevolezza dell’abominevole natura dell’ideologia nazionalsocialista, con il saggio del 1965 abbia inteso riportare il tema dell’antisemitismo wagneriano a un livello secondario, concentrando l’attenzione sugli aspetti tecnici, formali e musicali. Proprio da una scelta di questo tipo, invece, prendono le distanze i due autori del volume Il veleno del commediante, che partono da una lucidissima e precisa premessa: affrontare la spinosa questione dell’antisemitismo e del pensiero vlkisch di Wagner, sul loro rapporto con la sua produzione artistica e la loro pervasiva influenza sulla vita e culturale tedesca può significare restituire all’antisemitismo wagneriano i caratteri piumini moncler outlet che gli sono propri, vale a dire quelli di un elemento organico e strutturale del suo pensiero, che non è possibile separare dall’intentio auctoris contenuta nei suoi drammi musicali[xiv].
Il volume, scritto a quattro mani, è composto da due parti, perfettamente integrantesi l’una con l’altra. La prima dal titolo Richard Wagner, o il crepuscolo dell’idolo, scritta da Leonardo Distaso si incarica di ricostruire l’ideologia wagneriana, intrisa di antisemitismo e moncler donna anti, tracciando un itinerario che, anziché prendere avvio dalle opere, parte invece dagli scritti teorici, lasciando, a differenza di come si sarebbe portati a fare, che siano i secondi a fornire una chiave per interpretare le prime. La seconda parte del libro intitolata Germania irredenta, scritta da Ruggero Taradel si propone, invece, di moncler saldi uomo ripercorrere, da un punto di vista storico e storiografico, le vicende, le figure e le opere che, in parte, hanno influenzato Wagner nell’elaborazione del suo antisemitismo e che, in parte, hanno dato vita a una tragica e delirante ragnatela ideologica che, espandendosi nel corso dei decenni, ha finito con l’avviluppare l’Europa degli anni Trenta e Quaranta del XX secolo. Cerchiamo ora di ripercorrere l’itinerario tracciato dai due autori.
Chiarendo come l’antisemitismo di Wagner sia organico ai suoi drammi musicali, così come è messo in evidenza nei suoi scritti teorici, Distaso precisa subito la prospettiva attraverso cui intende guardare al grande compositore:
Il processo di monumentalizzazione di Wagner considera, in qualche modo, definitiva e oramai compiuta la sua parabola artistica, avendo consacrato la sua figura come quella di un artista consegnato all’eternizzazione storica. Allo studioso odierno non resterebbe altro che commentare all’infinito la sua intangibile posizione nell’olimpo storico artistico in cui la tradizione lo ha collocato e lo conserva. La posizione espressa in questo saggio è l’esatto opposto di questa (pp. 11 12).
Il già citato Il giudaismo nella musica, scritto da Wagner all’età di 37 anni, vede la sua gestazione poco dopo i moti rivoluzionari del ’48, quindi, come Distaso rileva, sarebbe interessante capire se e come il giovane compositore abbia partecipato del clima rivoluzionario. Tuttavia, l’autore rileva come Wagner, più che incarnare la componente giacobina dell’ideologia tedesca, pare più prossimo a quella pangermanica che dalla seconda metà del secolo precedente iniziava a diffondersi tra le élite culturali tedesche. Alla base di tale ideologia, cosiddetta vlkisch, nella quale si combinano spinte antirivoluzionarie, antiborghesi, antiliberali, antimoderne e conservatrici, ci sono testi come Wann und wie mag eine Nazion ihre Konstitution verndern? di Justus Mser, Die Elemente der Staatskunst di Adam Mller e Deutsches Volksthum di Friedrich L. Jahn[xv]. La lettura di queste opere “fondative” dell’ideologia vlkisch si intreccia con alcuni momenti specifici della vita di Wagner, come, ad esempio, la permanenza a Parigi. L’esperienza parigina, se possibile, sembra aver accentuato una non troppo latente spinta nazionalista e antisemita, che emerge tanto nella considerazione del Grand Opéra e dell’Opéra comique quanto nel giudizio sui compositori ebrei francesi. Per quel che riguarda il primo aspetto, Wagner considera quei generi operistici rappresentativi della degenerazione moderna e borghese, dell’imperante cultura del lusso e dell’intrattenimento, del decadimento della musica europea. All’irrilevanza artistica del Grand Opéra e dell’Opéra comique, aggiunge Wagner, hanno contribuito i musicisti ebrei, come Fromental Halévy, la cui mediocrità è lo specchio della generale moncler outlet serravalle mediocrità della musica a loro contemporanea. In, l’inadeguatezza artistica dei compositori ebrei, oltre che essere un loro carattere distintivo, ha avuto una conseguenza ben peggiore, vale a dire la contaminazione di tutta la musica del tempo, oltre che dell’insieme delle attività organizzative che ruotano intorno al fenomeno musicale. Scrive Distaso: secondo Wagner, gli ebrei avevano preso possesso dei centri di delle attività artistiche e dei teatri infettandone non solo l’organizzazione, ma la stessa produzione: a detta di Wagner, la qualità artistica della musica era degenerata in virtù della presenza ebraica (p. 20). Un aspetto profondamente inquietante della tesi wagneriana risiede nella precisazione che la mediocrità dei musicisti ebrei non trova la propria causa nella mancanza di studio, applicazione o talento (e già affermare questo sarebbe agghiacciante), quanto per la mancanza delle qualità naturali intrinseche al genio artistico che sono riconducibili a caratteri razziali e storico spirituali (ibid.). Lucas e, soprattutto, della Deutsche Mythologie di Jacob Grimm[xvi]. Possiamo allora dire che la rivelazione del medioevo tedesco che oscillava tra mito e, l’idea di un’affinità profonda tra il rinascente spirito germanico e l’Antica Grecia, il rifiuto della e l’avversione nei confronti della tradizione giudaico cattolica e latina costituiscono i principali elementi che contribuiscono alla formazione di Wagner nel periodo parigino, fornendogli la base per il passaggio dal piano storico classico (Rienzi) a quello mitico primitivo (Tannhuser) su cui edificare il dramma musicale (p. 22). Tale edificazione non trova, nell’idea di realizzare l’opera d’arte totale, motivazioni soltanto di carattere poetico, estetico e musicale. Va intanto detto che ci sono elementi che legano l’ wagneriana alle poetiche romantiche, uno tra tutti quello dell’arte come espressione o l’aspirazione alla convergenza di tutte le arti (la wagneriana Gesamkunstwerk). Questo anelito, già presente in Beethoven e in Weber, trova, con Wagner, una teorizzazione e una radicale messa in opera. Non solo. L’idea di unificazione delle arti non è originale, ma ciò che l’ha resa tale, nel caso di Wagner, e che manca nei compositori precedenti, è il suo legame con l’idea di rivoluzione. L’opera d’arte totale, l’opera d’arte del futuro è al servizio di una generale rivoluzione musicale e culturale, e l’unica arte che consente l’approdo sulle rive di un mondo nuovo è il Dramma, contrapposto all’Opera tradizionale. Come scrive Wagner nel volume Oper und Drama[xvii], l’errore della prima è consistito nell’aver reso la musica da mezzo dell’espressione a scopo e il dramma da scopo dell’espressione a mezzo. Ma la rivoluzione è anche storico, sociale, religiosa e culturale in senso molto ampio: gli ideali rivoluzionari wagneriani si inquadrano nella sua visione artistico religiosa che comprende la concezione del tedesco quale espressione del puramente umano radicato nel popolo e nella stirpe, immerso nella natura quale fonte di provenienza e di destino (p. 31).
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